Le chiese di Faro Superiore nei secoli
Chiesa della Candelora (1010)
Con la dominazione greca, a Messina si insediò su un altipiano della zona nord
un popolo chiamato Farii; il luogo essendo molto fertile, fu coltivato a vite
e scelto da essi anche per edificare le proprie abitazioni, formando così
"il Casale del Faro". Da questo altipiano si osservava e si osserva tuttora
un fantastico panorama: a sinistra il Mar Tirreno con le Eolie, a destra il
Mar Ionio con la Calabria. Sotto la collina si distendeva la Praia Romana;
qui nei secoli passati per un forte terremoto si ribassò il terreno,
formandosi una palude. Zanzare e insetti erano causa delle febbri malariche
nel paese di Faro.
Vicino al paese, alla distanza di circa due chilometri, in contrada Marullo
(oggi quartiere Lecce), sorgeva una casa e sul muro esterno vi era un' icona
della Madonna della Candelora, di pittura bizantina. Il proprietario,
molto devoto, accendeva una lampada e ringraziava la Grande Donna per aver
sempre liberato la sua famiglia dal morbo della terzana. Egli diceva agli
abitanti del Casale di ricorrere all' ausilio di Maria Santissima e di
andare a costruire le proprie case lì, vicino la miracolosa immagine.
Molti lo ascoltarono e abbandonato il paese si trasferirono accanto
il Torrente Papardo.
Col passare degli anni i Faresi vollero edificare una chiesetta dedicandola
alla Madonna della Candelora; di essa sappiamo solo che era semplice,
di stile greco, misurava metri otto per dodici e all' altare fu posto il
quadro miracoloso.
Il nuovo villaggio di giorno in giorno s' ingrandiva, sicchè gli abitanti
vollero ingrandire il tempietto, adibendo quello vecchio a sacrestia.
Il nuovo edificio era di metri dieci per ventidue. Sul prospetto principale
vi erano due porte di cui una di esse era di travertino, con le spalle
piane a tre cordoncini ai lati che posavano su uno zoccolo con in mezzo
una croce in risalto; il sopraporta era di pietra forte con un arco a
sesto acuto, in centro spiccava una colomba. Sopra il portone vi era una
finestra con robusta grata di ferro, mentre il frontone era chiuso con un
cordone di mattoni di vario spessore. Sulla murata si apriva un' altra porta
e in alto, quasi sotto il soffitto, vi era una finestra stretta e lunga
rettangolare contornata di pietra.
L' interno della chiesa aveva tre altari, quello a destra era dedicato a
S. Stefano protomartire (pittura antichissima su tavola d' ignoto autore), a
sinistra vi era quello di S. Anna, e l' altare maggiore era consacrato alla
Madonna della Candelora. Qui campeggiava il preziosissimo quadro dove veniva
raffigurata la Vergine seduta che portava Gesù Bambino sulle ginocchia e
con la manina destra benedicente; accanto stavano due angeli con lunghe
ali raccolte che portavano con la mano destra una candela. Sulla parte alta
lo sfondo era tutto di oro zecchino dove si leggeva a caratteri greci,
da un lato "La Celeste Sentinella" e dall' altro "La Veloce Ascoltatrice".
Attorno al quadro vi erano otto piccoli quadri ovali con i misteri della
Madonna.
La chiesa dava su una piazza di forma irregolare, circondata da alte mura
sormontate da feritoie, che partivano dal torrente Papardo, e servivano a
difendere il santuario dagli assalti dei pirati, poichè qui si rifugiavano
le donne, gli anziani e i bambini, mentre i valorosi uomini andavano a combattere.
Chiesa dell'Annunziata (1170)
Il Casale del Faro andava sempre più ingrandendosi, tanto che nella chiesa
della Candelora non tutti i fedeli potevano assistere alle sacre funzioni.
Allora la famiglia Mangraviti, famiglia ricca e spiccata in paese, concesse
gratuitamente un suo terreno per edificare una nuova chiesa, dedicandola
all'Annunciazione di Maria Santissima.
Il luogo dove si trovava il tempio, è lo stesso in cui oggi sorge la casa
della famiglia Alibrandi.
Con le offerte della famiglia e con la decima (obbligatoria per tutti i
proprietari e i coloni secondo il precetto ecclesiastico) nell'anno 1170,
dopo tre anni di intenso lavoro, si allestì la nuova Parrocchia.
Lo stile era Normanno e semplicissimo: nella facciata si scorgevano due
cantoni in pietra forte, ed accanto s'innalzava il pesante campanile.
Entrando in chiesa, si osservavano tre bellissimi altari di marmo policromo:
a destra sorgeva l'altare di S. Pietro Principe degli Apostoli.
La tela si presentava di delicatissima fattura per armonia di colori;
a sinistra era dipinto Gesù Cristo che, avvolto in ampio mantello
ondeggiante sul braccio, con la destra offriva all'Apostolo amato le chiavi
della Potestà; a dritta S. Pietro in ginocchio, che allungava la mano per
riceversi le simboliche chiavi. Il volto di S. Pietro era vivace e sorridente,
con gli occhi pieni di ammirazione e quasi di smarrimento per la eccelsa
dignità di cui fu prescelto a reggere e governare la Chiesa.
Entrando a sinistra stava l'altare dedicato a Maria SS. Del Rosario con
una statua di cartapesta di pessima costruzione e mossa. Accanto,
nella murata, vi era la sepoltura, con monumento e lapide, della famiglia
Guerci, qui proprietari, di cui si ricordano artisti in pittura di elevata
fama, specialmente D. Dario Guerci.
L'altre maggiore era ricchissimo di marmi, con una cornice ancor di marmo a
colori, attorno si allargava un artistico lavoro di stile barocco leggiero;
due preziose colonne di marmo verde antico (oggi conservate nella nostra
chiesa) sostenevano un fregio con modiglioni e cornice di marmo bianco con
un cappello ad ale tronche, in mezzo al quale si scorgeva, in altorilievo,
lo Spirito Santo, in forma di colomba aleggiante, contornato da una pomposa
raggiera. Questo artistico altare accentrava un pregevole quadro di Maria
SS. Annunziata su tela. La Madonna stava genuflessa su un inginocchiatoio,
imitazione noce, di un risalto meraviglioso, teneva tra le mani un
libro con due fogli poco sollevati dal resto, con nitidi caratteri rossi e neri;
il volto della Vergine era intento alla preghiera in un profondo raccoglimento:
il Gabriello raccoglie il volo innanzi a Lei, nella destra porta un giglio e,
con la boccuccia tinta di purpureo scarlatto, poco aperta, par che dica: Ave.
Nello sfondo si apre una finestra da dove si osserva un cielo tersissimo, con
le verdi collinette di Nazaret adorne di ritti olmi.
Questa chiesa aveva una sacrestia con una veduta incantevole ed un giardinetto
piantato a rose e palma.
Dinnanzi la chiesa vi era una piazzetta, nel contorno di essa sorgeva di dura
pietra un dato con cornice, e sopra di esso s'innalzava una colonna di travertino,
la quale era sormontata da una croce, delimitando il sagrato.
La chiesa dell'Annunziata funzionà per circa due secoli come Parrocchia e
quel quartiere andò a poco a poco popolandosi di case.
Chiesa di San Rocco (1490)
Il popolo farese, rimasto incolume all'invasione della peste a Messina nel
1464 e nel 1481, pieno di fede e devozione, volle edificare un tempio
dedicandolo al prodigioso S. Rocco.
I lavori ebbero inizio nell'anno 1482 e furono portati a termine nel 1490.
Esso sorgeva al centro del paese, precisamente dove oggi è rimasto
l'altare principale; era costituito da una facciata semplice, sulla porta
vi era una piccola nicchia con un blocco di marmo a forma di prisma,
su cui si osservava in altorilievo l'immagine di S. Rocco.
Il santuario, prima del terremoto del 1908, aveva cinque altari così
intitolati: a destra, entrando, vi era quello di Santa Barbara
Vergine e Martire; poi l'altare di Gesù e Maria accanto la croce,
opera di mediocre pennello; a sinistra l'altare di S. Marco
con un quadro pregevole dipinto su tavola e diviso in tre parti
circondato da un'antichissima cornice dorata; in centro era dipinto
S. Marco, a destra S. Sebastiano Martire, a sinistra S. Lorenzo Martire.
Sullo stesso lato sorgeva l'altare del Glorioso Patrono S. Filippo,
artistica statua con un volto espressivo dallo sguardo meraviglioso.
In centro era ubicato l'altare di S. Rocco in stile barocco.
La chiesa dopo essere precipitata con il disastro del 1908, fu ricostruita
nello stesso luogo, ma in forma più ridotta (vedi foto). Essa funzionò
per circa 62 anni, fino al 1971.
In quell'anno il Comune di Messina decise di abbatterla per ampliare
la piazza antistante.
"La costruzione era un pò mal ridotta...", "non c'era abbastanza spazio
per transitare con i mezzi. Questo dicevano alcuni paesani di quel tempo,
senza capire lo sbaglio che stavano commettendo.
Gli assessori promisero la costruzione di una nuova chiesa dove oggi sorge
il "campetto": ma è più di trent'anni che si aspetta, forse i soldi si
saranno persi strada facendo!!!.
Chiesa dell'Assunta (1600)
Nell'anno 1600, dopo quarant'anni di assiduo lavoro, si portò a termine
la nuova Matrice del villaggio, e non sapendo a chi dedicarla, il curato di
quei tempi, Reverendo Catanese Paolo, si presentò dall'Arcivescovo Velardes.
Il Canonico, sapendo che Faro eccelleva fra tutti i casali, nelle
generose offerte per la festa in città del 15 Agosto, volle scegliere
come perpetua Protettrice la Madonna Assunta.
La chiesa sorgeva dove oggi vi è il "campetto", aveva proporzioni imponenti
ed era di stile sacro lombardo, a tre navate e cinque porte.
Le arcate erano sorrette da otto colonne di granito siciliano con semplici
capitelli di stile dorico, con astragalo, collarino e ovolo arrotondati
e abaco quadrato.
Vi erano nove altari, tutti di marmo policromo: entrando a destra si notava
il quadro dei Santi Cosimo e Damiano, opera del Subba; poi l'altare della Natività
di Nostro Signore, dello stesso pittore. Andando avanti sorgeva quello della
Madonna del Carmelo, sotto la quale stavano, ai lati, l'Angelo Custode e
S. Michele Arcangelo. L'utimo altare era dedicato alla Protettrice Vergine
Assunta.
Qui, in una semplice nicchia con cornice e ricca cimasa dorate con finissimi
intagli in risalto, stava chiusa una statua in legno del 1720; date le
forme un pò tozze e la pesantezza dell'immagine, nel 1921 vennero apportate
delle modifiche: le furono chiuse le braccia facendola diventare
"Immacolata Concezione", e fu sostituita da una nuova.
Nel lato sinistro del tempio, si notava l'altare delle Anime del Purgatorio;
dopo vi era quello della Madonna della Sacra Lettera (dipinto del Subba),
in basso vi erano le figure di S. Lucia e S. Caterina.
Andando avanti sorgeva l'altare dell'Ultima Cena, quadro antichissimo su tavola;
alla fine della navata si osservava quello del SS. Crocifisso.
L'altare principale era uguale a quello che si trova oggi nella nuova chiesa;
qui campeggiava un artistico quadro dell'Assunzione di Maria, opera del Tuccari
del 1702. Dietro di esso vi erano un artistico coro in noce del 1610 e uno
splendido casserizio, scolpito ad imitazione agli inizi del '900.
Altre importanti opere che si trovavano in chiesa erano l'incoronazione
della Vergine Assunta, che era nel soffitto della navata maggiore;
entrando a destra, sopra il fonte battesimale, si notava un dipinto su tavola,
raffigurante S. Giovanni Battista al Giordano; alla sinistra,
sempre accanto al portone principale, vi era una magnifica tela, dove veniva
rappresentata la morte della Madonna: questo pregevole quadro del 1300
fu donato dall'Arcivescovo Velardes all'inaugurazione del tempio.
Accanto alla sacrestia sorgeva un campanile a pianta quadrata, disegnato
dall'architetto Placido Labruto ed ultimato nel 1860. Quattro erano i piani:
nel terzo si trovava l'orologio a sfera e suoneria, nell'ultimo piano invece
vi erano quattro campane.
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